Blue Monday: perché non esiste (ma riesce comunque a farci spendere)

Blue Monday: perché non esiste (ma riesce comunque a farci spendere)

Ogni anno, a gennaio, torna il Blue Monday, definito come “il giorno più triste dell’anno”, che cadrebbe il terzo lunedì del mese. È una ricorrenza ormai famosa, ma è importante chiarire: il Blue Monday non esiste. Nasce nel 2005 come trovata pubblicitaria di una compagnia di viaggi britannica, con l’obiettivo di spingere le persone a prenotare vacanze in un periodo percepito come malinconico.

Nonostante sia una fake news, il Blue Monday continua a funzionare perché racconta sensazioni familiari: le giornate corte, il freddo, la fine delle feste, i buoni propositi già vacillanti e il portafoglio più leggero. Tutto questo può influenzare il nostro umore e il modo in cui prendiamo decisioni, compreso il modo in cui spendiamo.

Quando ci sentiamo stanchi o giù di morale, è più facile cercare qualcosa che ci dia una gratificazione immediata. Un piccolo acquisto può sembrare una soluzione veloce per sentirsi meglio. E i brand lo sanno bene: le promozioni legate al Blue Monday spesso puntano proprio sulle emozioni, con messaggi come “te lo meriti” o “solo per oggi”, stimolando spese impulsive.

Non significa che acquistare sia sbagliato, ma è importante essere consapevoli del contesto in cui certe offerte vengono proposte. Prima di fare un acquisto, fermati un attimo e chiediti: “Mi serve o mi consola?”. Una domanda semplice, ma che aiuta a distinguere tra un bisogno reale e una risposta emotiva a una giornata no o a un messaggio pubblicitario ben studiato.

Il Blue Monday può essere solo una costruzione mediatica, ma il nostro rapporto con il denaro è reale. Imparare a riconoscere come le emozioni influenzano le nostre scelte ci aiuta a spendere in modo più consapevole e in linea con i nostri obiettivi.

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